Vi siete mai chiesti cosa passa nella testa dei nostri amici? Quando interagiamo con loro, fino a che punto ci capiscono? Continuamente ci mandano dei messaggi attraverso il loro corpo, attraverso la postura, ma siamo sempre in grado di recepirli?

 

Anche i cani, come noi umani, hanno una loro psicologia ed è fondamentale conoscerla per mantenere un rapporto reciproco basato sulla fiducia. Spesso ci capita di non capire per quale motivo il nostro cane non ci risponde quando lo chiamiamo, oppure non obbedisce; la spiegazione c’è sempre e molto probabilmente sono tutti messaggi che ci vengono inviati ma noi non percepiamo. La soluzione ideale è sicuramente cercare di imparare il loro linguaggio del corpo e insegnargli il nostro. Cominciamo a capire i segnali che il nostro amico ci manda semplicemente osservandolo. D’altronde, se ci pensate, anche lui è un attento osservatore per natura, per cui possiamo cercare di comprendere dai suoi atteggiamenti quando si trova in una situazione di disagio, ad esempio. I principali indicatori in questo caso possono essere il fatto che il nostro cane cominci a sbadigliare frequentemente oppure a voltare lo sguardo; ancora, il tentativo di evitare il contatto o il fatto di scrollarsi o grattarsi improvvisamente.

Un’altra situazione utile da analizzare è l’interazione con altri cani: da questo contesto si può comprendere soprattutto il tipo di carattere del cane. Più in particolare se si pone in modo dominante, più passivo, pauroso oppure semplicemente giocoso. I segnali di un carattere dominante comprendono sicuramente una postura eretta e protesa in avanti, la coda rigida verso l’alto, lo sguardo fisso sull’oggetto dell’interazione e le orecchie dritte. Al contrario, un aspetto più passivo o pauroso prevede una posizione del corpo quasi a protezione, orecchie appiattite, coda piegata in basso o addirittura tra le zampe. La componente paurosa potrebbe talvolta sfociare in aggressività dovuta proprio all’istinto di difesa. Per riconoscere invece il cane giocoso si possono annotare lo scodinzolio continuo, il corpo rilassato, la bocca leggermente aperta e la continua intenzione di cercare lo sguardo.

Quando il cane ha la coda rigida in orizzontale, le orecchie piegate sui lati e il pelo alzato sulle spalle e il dorso vi avvicinereste? Meglio di no perché è arrabbiato e potrebbe essere aggressivo. Bisogna puntualizzare che nessun cane nasce aggressivo o pericoloso, l’aggressività è sempre causata da un motivo ben preciso: molto spesso proprio ad uno stato di paura o da un trauma vissuto da cucciolo. Quello che possiamo fare è cercare di lavorare su queste paure che probabilmente non scompariranno mai, ma sicuramente potranno ottenere dei miglioramenti se affrontate nel modo giusto e con i tempi giusti.

Abbiamo consultato Raimondo Colangeli, medico veterinario specialista in comportamento e vice presidente ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), per conoscere di più sulla psicologia canina e i falsi miti sul rapporto con noi umani: “La comunicazione tra cane e padrone è fondamentale, ci sono delle sfumature della psiche dei cani che spesso noi non capiamo. Ciò può dare adito a interpretazioni sbagliate di alcuni comportamenti e può contribuire alla creazione di false credenze”. L’esempio che ci riporta è una situazione comune in cui, durante una passeggiata, il cane comincia ad abbaiare a distanza ad un altro cane. La tendenza del padrone, ovviamente, sarà quella di sgridare il proprio cane per farlo smettere. Il meccanismo che si innesca nella testa del cane, però, è un rinforzo dell’azione di abbaiare perché secondo lui il padrone è vicino a lui e sgridandolo è come se anche lui abbaiasse al cane a distanza. Altra situazione analoga durante una passeggiata, la consapevolezza del padrone di avere un cane che abbaia a chiunque si avvicini, di conseguenza è timoroso di questo aspetto. Il cane percepisce il timore del proprio padrone e pensa ancora di più di doverlo difendere da chi gli si avvicina.

Questi sono i classici fraintendimenti in cui ci si può imbattere, senza tener conto poi dei falsi miti riguardo i comportamenti e gli atteggiamenti dei nostri amici a quattro zampe. “In primis su tutti la credenza che il cane scodinzoli solo quando è contento. In realtà ci sono due concezioni differenti sullo scodinzolio” – afferma Raimondo Colangeli – “Dobbiamo prestare attenzione al contesto e al tipo di scodinzolio in quel momento: se notiamo un movimento della coda fluido e soft allora possiamo stare tranquilli perché il cane sta esprimendo felicità; se il movimento è molto vibrante e la coda è tesa verso l’alto, è un segnale di tensione emotiva, non necessariamente correlata ad un aspetto positivo”.

Insomma, quello di cui possiamo essere certi è che l’interazione con il nostro amicone è uno strumento potentissimo sia a livello di relazione emotiva, sia a livello psicologico per creare una sintonia senza eguali. I risultati di un rapporto quotidiano così profondo tra cane e uomo sono stupefacenti, si possono scoprire sempre più aspetti che non immaginavamo minimamente, peculiarità caratteriali, da entrambi i lati, che possono essere plasmate differentemente.

Se il cane viene considerato il miglior amico dell’uomo, è proprio perché non è un semplice “animale”. La sua empatia e capacità di apprendimento lo rendono unico e inseparabile, più di quanto possiamo immaginare.

Marco Bologna