Quando si parla di indagini dedicate al mondo animale, il primo approccio in cui generalmente ci si imbatte, ahimè, è il classico “Ci sono tanti casi di rapine, omicidi, furti, ecc…Sono più importanti perché coinvolgono degli esseri umani e necessitano di un ingente impiego di risorse, purtroppo gli animali devono passare in secondo piano.”

 

L’intento del progetto “Alla radice della violenza di specie”, promosso dal Centro Studi per la Legalità, la Sicurezza e la Giustizia e coordinato dal Dott.Marco Strano, dirigente della Polizia di Stato, psicologo, criminologo e presidente del C.S.L.S.G, è proprio quello di far sì che le ingiustizie, i crimini e i casi di violenza sugli animali non passino inosservati e siano considerati importanti tanto quanto quelli che riguardano gli umani.

 

L’iniziativa, nata nel dicembre 2013, è realizzata in collaborazione con le principali associazioni italiane di tutela dei diritti degli animali ed è ora giunto alla fase operativa per individuare le linee di intervento e le strategie più efficaci per l’analisi, la prevenzione e il contrasto dei crimini ai danni degli animali.

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione n.1872 del 27/9/91 sez. III – Pres. Gambino – Est. Postiglione:

“Tutti gli organi di Polizia Giudiziaria sono competenti per i reati in materia ambientale e di tutela animali. Obbligatorio quindi per agenti e ufficiali di Polizia Giudiziaria appartenenti a tutte le forze dell’ordine (Polizia Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia locale, ecc.) segnalare uno dei casi illeciti previsti dall’art.727 (o da altri articoli del C. Penale), per accertare il reato ai danni di un animale e impedire che tale reato sia portato a ulteriori conseguenze (ai sensi dell’art. 55 del C. Penale).”

In Italia i crimini nei confronti degli animali, in effetti, sono regolati da una normativa abbastanza precisa; cerchiamo dunque di dargli il giusto peso.

“Conosco molti volontari, miei amici, che dedicano con passione la loro vita per tutelare i diritti del mondo animale – afferma il Dott. Marco Strano – A volte mi dicono di aver effettuato delle segnalazioni di crimini o reati in diverse situazioni che però sono state archiviate o non prese in considerazione. Occorre dare delle indicazioni in merito, fornire delle linee guida per sporgere denuncia o effettuare una segnalazione in modo corretto”. L’idea di base di questa iniziativa è quella di raccogliere contributi tecnico-scientifici realizzati da personaggi che appartengono al mondo del Diritto, della Criminologia e dell’investigazione al fine di fornire degli strumenti operativi tecnici e giuridici efficaci a coloro che istituzionalmente devono prevenire e combattere il fenomeno, ma anche al cittadino che dovrebbe semplicemente segnalarlo.

Il progetto si avvale di diversi strumenti:

  • Un manuale divulgativo, distribuito gratuitamente nel corso delle varie conferenze organizzate.
  • Locandine e volantini informativi, in cui è riportato l’articolo del codice penale che regola il reato di maltrattamento di animali e le azioni che lo costituiscono, distribuiti ai volontari delle associazioni e ai ragazzi nelle scuole.
  • Un manuale tecnico-operativo pensato per gli addetti ai lavori (operatori di polizia, esperti forensi e operatori delle associazioni di tutela degli animali).
  • Un percorso formativo specialistico gratuito con incontri periodici (della durata di 4-8 ore) in diverse località d’Italia.

L’obiettivo finale è proprio sensibilizzare e creare una rete di comunicazione e culturale tra diversi soggetti: associazioni e gruppi di cittadini che tutelano gli animali, che spesso hanno una visione pratica e quotidiana di questo aspetto, le istituzioni (forze dell’ordine e magistrati), nonché coloro che possiedono strumenti di analisi scientifica per i fenomeni criminali (criminologi e psicologi), senza dimenticare i ragazzi, per i quali è sicuramente opportuno incrementare la cultura del rispetto nei confronti degli animali.

 

Art. 544-ter del Codice Penale:

“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.”

 

Per avere più informazioni sul progetto e sul calendario eventi: