In caso di separazione, con quale dei due coniugi continuerà a vivere Fido? A chi spetta la decisione?

di Marco Bologna

 

Il nucleo familiare è sempre un luogo in cui troviamo amore, affetto e su cui possiamo contare per trovare riparo dal mondo, dallo stress e dalla quotidianità frenetica. Inutile dire che i nostri amici a quattro zampe sono a tutti gli effetti parte integrante del nucleo familiare e se siamo stati abituati a crescere con loro, non averli con noi ci fa percepire un vuoto incolmabile.

 

A volte, però, può capitare che ci siano dei litigi e degli attriti tra umani (siamo sempre noi i soliti!) che, in un modo o nell’altro, finiscono inevitabilmente per coinvolgere tutti i componenti del nucleo. Che si tratti di una coppia di fidanzati, che si tratti di marito e moglie con figli, possiate crederci o meno, i dissapori e battibecchi vengono percepiti a livello emozionale anche dai nostri amiconi.

Ci capita di sentire o assistere in prima persona a disaccordi che sfociano, purtroppo, in una separazione tra due persone che, fino a poco tempo prima, si volevano bene. Fortunatamente non tutte le relazioni e i matrimoni che finiscono si concludono con rapporti conflittuali; magari si intraprende razionalmente insieme la strada della separazione ma, alla fine dei conti, il risultato per tutto ciò che circonda non cambia, soprattutto nella sfera emotiva.

La domanda sorge spontanea: sia che ci si trovi in regime di comunione dei beni che in regime di separazione dei beni, come avviene la suddivisione di tutto ciò di cui si è in possesso? Come viene deciso l’affidamento di eventuali figli e, a questo punto, come viene deciso l’affidamento di un animale d’affezione?

Occorre precisare subito che fortunatamente oggi, a differenza di qualche anno fa, i nostri amici cani non sono più considerati come delle vere e proprie “proprietà”, quindi come degli “oggetti” per capirci. In effetti, anche secondo la convenzione di Strasburgo, sono “oggetto” di tutela pari agli esseri umani e non alle cose.

La norma di riferimento che regola “l’affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi” è l’art. 455-ter del Titolo XIV-bis nel codice civile. Prevede che, indipendentemente dalla tipologia di modello familiare e in caso di disgregazione della coppia, il giudice della separazione possa decidere anche su collocamento e mantenimento del cane della famiglia:

“In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti del comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dall’animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere. Il Tribunale è competente a decidere in merito all’affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione di convivenza more uxorio.”

Cerchiamo, quindi, di spiegare meglio come funziona l’affidamento:

  • Nel caso di una coppia che si separi in modo consensuale, la scelta è lasciata alla decisione concordata tra le parti, le quali potranno stabilire le modalità di partecipazione al mantenimento del cane, il collocamento e il diritto di visita dell’altro padrone.
  • Nel caso, invece, di separazione non consensuale, la scelta sarà effettuata dal giudice che valuterà, tra l’altro, l’eventuale presenza di bambini, l’intestatario del microchip di registrazione all’anagrafe canina e tutte le circostanze che hanno caratterizzato la presenza dell’animale da compagnia all’interno della coppia, al fine di garantire il miglior agio possibile al quattro zampe.

Non ha assolutamente alcuna importanza che le parti siano state sposate o meno. Ci sono stati casi in cui i giudici hanno deciso di affidare il cane a entrambe le parti alternando di settimana in settimana. Teniamo sempre conto, però, che i nostri amiconi sono tendenzialmente abitudinari e i cambiamenti non sempre sono accolti bene nell’immediato. Cerchiamo infatti di immedesimarci nel povero cane che deve passare una settimana con la “mamma” e una con il “papà”, con abitudini diverse, orari diversi, cibo diverso, odori diversi e così via.

La questione è sicuramente delicata. Ciò che conta veramente in sede decisionale dev’essere il benessere del nostro compagno di vita, il contesto “migliore” in cui vivere senza stravolgere la sua armonia. Valutiamo anche con chi ha instaurato un rapporto più profondo, aspetto non da poco, senza dimenticarci che nessuno vieta periodicamente le visite dell’altro padrone…ammesso che la sua vista non sia controproducente per il cane che potrebbe entrare in ansia a causa della nostalgia!