Il 6 ottobre verrà inaugurata la mostra “Art and China After 1989”, con 150 opere d’arte sperimentale e in molti casi provocatoria, di artisti concettuali cinesi. Tra le installazioni del percorso espositivo figuravano 2 video aventi come protagonisti degli animali e una scultura in cui rettili ed insetti lottano per la sopravvivenza. In particolare un video mostrava 8 pitbull, uno di fronte all’altro, che si affrontano correndo su un tapis roulant, senza mai raggiungersi.

Puntuale e diretta l’indignazione degli animalisti, l’associazione PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) e l’American Society for the Protection of Cruelty to Animals hanno etichettato le installazioni “una crudele manipolazione di animali” e puntato il dito soprattutto contro il video dei pitbull, degli artisti Sun Yuan e Peng Yu, in cui compaiono “tipici oggetti utilizzati nell’addestramento dei cani da combattimento”. Il Guggenheim ha deciso di ritirare le opere (qui sotto il post sulla pagina Facebook ufficiale) anche se a malincuore, affermando come la libertà di espressione sia sempre stato un valore fondamentale per il museo.

“L’arte è un’espressione dell’artista in parte consapevole, in parte inconsapevole” – dichiara ad Abbaiare in Italia il critico d’arte Achille Bonito Oliva – “Chi attribuisce il significato all’opera interpretandola è il pubblico, il tempo, la storia. Per cui il fatto che un animale sia il soggetto, non impedisce di inquadrarlo all’interno di un assetto estetico che possa qualificarsi come arte. La provocazione è una componente, non può essere una forma d’arte e comunque tutto deve avvenire nel rispetto dell’umanità, della realtà, del nostro pianeta, rispettando i diritti, l’esistenza e la dignità dei soggetti.”