Spesso, nonostante il grande amore, non facciamo felice il nostro cane. E, a volte, non ce ne accorgiamo nemmeno. Alla base di tutto questo c'è un motivo specifico.

di Luigi Rotondo

 

Il cane è il migliore amico dell’uomo. Su questo non c’è alcun dubbio. Però è un cane, e non sempre viene considerato tale dal proprio padrone. Anzi. Sempre più spesso si vedono padroni avere rapporti poco sani con il proprio animale. Saranno di certo spinti dall’amore, ma il risultato non sarà affatto quello auspicato. Questo dipende dal fatto che l’uomo spesso non riconosce il cane come animale, ma come un essere umano, a volte addirittura come estensione di se stesso, e trasferisce sul cane sentimenti, emozioni e atteggiamenti propri della sfera umana. 

 

Ciò che ci rende tristi, preoccupati, felici lo trasferiamo, senza porci troppe domande, sul nostro cane, per quanto in sintonia con noi essere umani, è per l’appunto un cane. In questo modo noi creiamo quello che il mio veterinario chiama ‘il cane fantasmatico’ che letteralmente è ‘generato dalla fantasia e dall’immaginazione e che non ha riscontro nella realtà se non in modo apparente o soggettivo’.

 

L’esempio più diffuso è la proiezione sul cane del nostro desiderio di maternità. Il desiderio di maternità è un falso mito. La femmina di cane non ha desiderio di maternità come potrebbe averlo una donna. E non è assolutamente vero che se non facciamo accoppiare la nostra fedele amica ci ritroveremo con una gravidanza isterica tale era il suo bisogno di figliare. Il termine tecnico per questa particolare situazione è pseudogravidanza o pseudociesi e di isterico non ha proprio nulla. E’ dovuta ad un eccessiva produzione di ormoni che faranno scattare nel cane quella serie di atteggiamenti propri della gravidanza.

 

Ci sono poi tantissimi atteggiamenti che non riusciamo a decifrare e che giudichiamo sbagliati proprio perché li inseriamo in contesti umani, che poco hanno a vedere con i cani. Volete un esempio che vi farà storcere il naso? I cani mangiano la cacca. Fatevene una ragione. Piano piano riusciremo a farlo smettere, si, ma, soprattutto in tenera età, è una pratica con cui fare i conti. Un altro errore dovuto al transfert è l’abbraccio. Il cane difficilmente proverà una sensazione di benessere durante un abbraccio. Nel linguaggio canino infatti, una ‘zampa’ sulla propria schiena è sintomo di superiorità, di dominio. E, a quanto pare, anche le carezze sulla testa non sono gradite. Certo se a fargliele è il padrone, per il quale nutre profondo affetto, le tollererà, ma non saranno per lui motivo di gioia.

 

Se si ha chiaro che il nostro cane pur essendo un membro di famiglia, al pari degli altri e in alcuni casi anche di più, rimane comunque un cane, non si potrà che fargli del bene. In questo modo riusciremo ad adattarci ai suoi tempi, alle sue abitudini, ai suoi, a volte indecifrabili, comportamenti. E sarà più facile per noi farlo felice, perché lo avremo accettato per quello che è, e avremo la consapevolezza di interagire con un cane e non con un amico. Umano, si intende.