L’utilizzo di farmaci umani per le cure veterinarie da parte dei proprietari di animali sembra essere diventata una pericolosa moda. A tal proposito abbiamo intervistato Dott. Aniello Raimondo, medico veterinario, nella speranza di poter fare chiarezza sugli aspetti di un’abitudine erroneamente alimentata soprattutto da coloro che cercano di trovare in Rete una cura per il loro cane.

 

Premesso che il passaparola è sempre da evitare ed  è opportuno rivolgersi prima al personale veterinario specializzato per ogni problematica canina, abbiamo chiesto:

 

Si possono somministrare farmaci e vitamine utilizzate per gli umani anche per i cani?

“Alcuni farmaci  possono essere prescritti anche per gli animali, ma il medico veterinario ha degli obblighi legislativi da rispettare. Il veterinario ha l’obbligo di usare e di prescrivere medicinali ad uso veterinario che siano registrati per la specie da trattare e per l’affezione che si vuole curare. Tenuto conto che sul mercato non esiste una disponibilità di farmaci ad uso veterinario sufficiente a coprire le necessità terapeutiche, la legge permette l’utilizzo in deroga, a condizioni e nel perseguimento di finalità ben precise”. 

 

Quali patologie canine possono essere curate con farmaci umani?

“In mancanza di un medicinale veterinario registrato per la specie animale e per l’affezione che si vuole trattare, il veterinario potrà in deroga utilizzare direttamente o prescrivere un altro medicinale veterinario autorizzato in Italia per l’uso su un’altra specie o per un’altra affezione; in mancanza di tale farmaco, il veterinario può scegliere tra un medicinale autorizzato per l’uso umano o un medicinale autorizzato ad uso veterinario in un altro Stato europeo, per l’uso nella stessa specie o in altra specie per la stessa affezione o per un’altra affezione, oppure una preparazione estemporanea preparata dal farmacista”.

 

Analgesici, antinfiammatori, antibiotici, antidepressivi e anticancro umani possono avere effetti collaterali?

“Hanno degli effetti collaterali non indifferenti, se somministrati nei nostri pazienti animali: quindi devono obbligatoriamente essere utilizzati solo se il loro utilizzo è accompagnato da una prescrizione medica. Un esempio pratico potrebbe essere rappresentato da l' utilizzo improprio degli antibiotici a dosaggi differenti dalla medicina umana che potrebbero contribuire alla nascita di ceppi batterici resistenti. Per questo è sconsigliatissimo l'utilizzo di antibiotici "fai da te". Pertanto in linea di massima tutti i farmaci umani sono assolutamente da sconsigliare per curare le patologie canine”. 

 

Quali rischi corrono i cani per una somministrazione inappropriata? 

“A seconda del farmaco ingerito, abbiamo degli effetti collaterali o segni clinici di intossicazione: dipende molto dalla quantità di farmaco ingerito e dalla classe del farmaco”.

 

Una intossicazione da farmaci, quali conseguenze più o meno gravi può arrecare all'animale? Quali i sintomi? Cosa fare in primo soccorso?

“I primi segni clinici, che solitamente il proprietario riferisce sono vomito e diarrea, abbattimento e inappetenza, a volte anche crisi convulsive. Tutti segni clinici aspecifici che possono nascondere problemi sottostanti anche molto più gravi: Aritmie cardiache, insufficienze epatiche, Insufficienze renali ecc...In pronto soccorso si consiglia, che ogni qualvolta si abbia il sospetto di ingestione di un farmaco accidentale, di portarlo in visita dal medico veterinario o dal Pronto Soccorso veterinario più vicino, alla ricerca di parametri fisiologici alterati, o per controlli emogasanalitici o per ricovero-monitoraggio: visto che a volte non si è mai sicuri dell'effettiva ingestione e visto che i primi sintomi possono apparire anche a distanza di ore”. 

 

Esistono razze o taglie di cani più delicati e dunque sensibili a tali intossicazioni?

“Non proprio, ma effettivamente pazienti molto giovani, cuccioli e anziani possono essere più sensibili alle quantità assunte e animali di razza possono reagire in modo differente per via delle loro caratteristiche di razza”. 

 

Bruno Bruni