E’ spiacevole accorgersi del valore di qualcosa solo in situazioni difficili e drammatiche. L’esempio è Camilla, il cane-eroe che nei recenti fatti di cronaca riguardanti il terremoto di Amatrice è stata protagonista di attenzioni mediatiche volte a lodare le sue valorose gesta. Il Border Collie del Nucleo Cinofilo Ligure dei Vigili Del Fuoco, è morta pochi giorni fa in seguito ad una ferita riportata in una missione di ricerca di una persona scomparsa nel Savonese. Caduta da una roccia, inizialmente le sue condizioni non sono sembrate critiche ma si sono aggravate improvvisamente negli ultimi giorni; a nulla sono servite le donazioni di sangue dei suoi “colleghi” dl Nucleo Cinofilo. E’ commovente pensare come Camilla possa essersi rialzata dopo essersi ferita a seguito della caduta e abbia continuato nel suo lavoro di ricerca fino a quando, qualche ora dopo, è svenuta a terra stremata.

Abbiamo visto video e foto in televisione, sui social network, sul web che ci hanno fatto emozionare mentre Camilla e cani da salvataggio come lei recuperavano persone intrappolate sotto le macerie. Peccato che si parli dell’estenuante e difficile lavoro che effettuano questi cani, insieme ai loro colleghi umani, solo collocandolo all’interno di contesti drammatici e struggenti come, un esempio su tutti, il terremoto di Amatrice. Ho usato l’espressione “insieme ai loro colleghi umani” proprio per indicare questa forte componente umana nello svolgere le loro competenze di salvataggio, sostenute da un addestramento fondamentale. E’ sicuramente vero che i cani delle forze dell’ordine e dei corpi di polizia vivono il loro lavoro come una sorta di gioco, ma allo stesso tempo sono certo che la loro indole che li contraddistingue per essere riconosciuti come migliori amici dell’uomo, giustifichi l’ardore, la determinazione e la passione che mettono nelle loro missioni. Proprio i video e le foto che circolano ne sono una concreta testimonianza. Vengono chiamati giustamente cani-eroi perché contribuiscono a salvare vite e ad aiutarci nella vita quotidiana ma allo stesso tempo trovo sia anche ridondante chiamarli con questo appellativo, proprio perché loro sono sempre così, ogni giorno: vedere la luce negli occhi di Camilla quando trovò una delle persone rimasta bloccata sotto le macerie di Amatrice, le orecchie che si abbassano, il suo scodinzolare e subito il tentativo di attirare l’attenzione dei soccorritori sulla persona in difficoltà, sono aspetti che chi come me possiede un cane riconosce nella quotidianità. Sapere di avere qualcuno che, nel vero senso della parola, veglia su di te, vive per te e con te perché tu sei realmente la sua famiglia è una sensazione indescrivibile.

Mi sono sempre chiesto: perché dovrebbero farlo? Perché dovrebbero rischiare la vita, come è successo a Camilla, per salvare quella di qualcun altro? Loro, i cani, queste domande non se le pongono, perché si accontentano di ricevere in cambio una carezza da parte nostra, si accontentano di una semplice manifestazione di affetto da parte nostra. Ecco, è proprio così. A loro non importa, perché il loro essere “eroi” come diciamo noi, non è altro che una dimostrazione di affetto per l’uomo. Una dimostrazione che avviene tutti i giorni che viviamo insieme a loro.

                                                                                                                               

Marco Bologna