Scordatevi l’agenzia matrimoniale di Marta Flavi o una romantica posta del cuore fatta di lettere scritte con chilometri d’inchiostro o un intrigante incontro al buio. Assolutamente impensabile nell’ epoca dell’immagine e dei Social. Ora l’Amore, al tempo dei social, si ricerca sulle App.

 

Non più sospiri o dolci parole ma addirittura languidi sguardi e guaiti d’approvazione se a postarsi è il nostro cane. Bobby ha ormai rivendicando il diritto di non essere più solo. Così il mercato fiorente delle App e  dei siti dedicati ai vari aspetti che riguardano la vita del nostro cane, ha scoperto una nuova nicchia: App  e siti dedicati agli incontri canini finalizzati alla ricerca del partner ideale. E’ il caso di ankiomiaccoppio.it, accoppiamentocani.it  o Tindog e molti altri. Basta iscriversi e postare una foto del cane, magari un selfie canino con Twilio, altro dispositivo realizzato per il cane vanitoso che “non deve chiedere mai” e il gioco è fatto. Una banca dati attraverso l’utilizzo di un algoritmo, denominato “Elo” nel caso di Tinder, fa incrociare i profili per iniziare la ricerca della felicità surrogata del cane e del suo proprietario. In seguito  basta dichiarare il proprio gradimento con un like e se condiviso dalla controparte, si apre una chat di dialogo, premessa necessaria per un incontro dal vivo. 

Abbiamo chiesto al noto coach aziendale esperto di social network e comunicazione, Umberto Macchi, di spiegarci le ragioni del proliferare di queste App e quali meccanismi sono alla base di questo successo: "Le App rispondono  ad un esigenza reale delle persone. Esiste un mercato fiorente che non ha ancora raggiunto il suo valore apicale e di portata mondiale. I meccanismi alla base di questo successo sono gli stessi che regolano i rapporti tra le persone, seppure trasferiti  in una piazza virtuale. Le community, condividono una o più passioni che poi diventano risorse delle quali parlare, esprimere opinioni, ampliare interessi e motivo di conoscenza tra i fruitori. L’amore per il proprio cane è un aspetto che avvicina emotivamente le persone”.

Qualcuno, ironizzando, potrebbe  dire che se Bobby avesse un po’ più di fiuto potrebbe liberamente scegliersi una dolce consorte. Ma la nascita di queste App e siti in qualche modo certifica anche aspetti  come l’esiguità di tempo libero e di spazio all’aria aperta che viene loro negato a causa degli impegni del proprietario. Sicuramente un fiuto maggiore, per gli affari, lo hanno già avuto gli investitori delle App e siti dedicati allo scopo. Secondo Google Trend in Italia l’interesse per il cane rispetto ad altri Paesi mondiali è attestato al ventiduesimo posto, quello per le App è all’undicesimo, per il Dating al cinquantaseiesimo posto. I tre trend, a conferma delle parole di Macchi, indicano che il mercato ha ampi margini di espansione. Negli Stati Uniti le “dog dating app”  dalla metà di settembre hanno registrato una crescita percentuale sostanziale dal 6% al 22% in un mercato del Dating da 2,2 miliardi di dollari di fatturato. Tinder della InterActive Corp ha in dote 800 mila utenti stimati (fonte:Sole24ore). I numeri  sono da capogiro, determinati nella migliore delle ipotesi, da proprietari determinati a trovare una compagna per il proprio cane, nella peggiore, a perseguire la selezione della razza canina per fini prettamente commerciali. Non va poi dimenticato il lato di confine sulle quali si muovono e fondano il successo di queste App: l’incontro inizialmente dedicato ai cani si traduce in occasione di conoscenza anche per i loro padroni. A noi rimane solo di domandarci cosa avrebbe pensato  George Orwell , autore della “Fattoria degli animali”, di questa epoca di “romanticismo animale” vissuta all’ultima zampata, digitata sulle App e deformata dal culto dell’individualismo.

Bruno Bruni